Home » Domus Aurea La villa di Nerone

Domus Aurea La villa di Nerone

Valorizzarte, valorizza l'arte

In una bella e assolata domenica di fine novembre ho partecipato ad una visita guidata alla fantastica DomusAurea o quel che resta della splendida residenza che passò alla storia come la più imponente e sfarzosa villa, “una Versailles nel cuore di Roma”….

L’imperatore Nerone dopo il devastante incendio del 64 d.C., che distrusse gran parte del centro di Roma, iniziò la costruzione di una nuova residenza, progettata dagli architetti Severus e Celer e decorata dal pittore Fabullus, una reggia costituita da numerosi edifici separati da giardini, boschi, vigne e da un lago artificiale, situato nella valle, dove oggi sorge il Colosseo.

La costruzione della villa di Nerone doveva raccontare la Sua magnificenza, ma nonostante possa sembrare l’affermazione di un megalomane, in realtà secondo l’antica tradizione romana, un nobile era ciò che dimostrava di essere, e la domus, la sua abitazione, doveva costituire un domicilio degno della posizione sociale da lui occupata; la maestosa villa bianca con le sue 300 stanze, rivestimenti interni in orodominava infatti le colline di Roma, quando l’Urbe governava il mondo.

Lo stesso Nerone trovandosi alla guida dell’impero, mobilitò tutte le risorse disponibili per crearla, ma non poté goderne che per pochi mesi. Alla sua morte il palazzo fu distrutto, interrato e se ne perse la memoria, fino a quando intorno al Rinascimento, alcuni ambienti furono ritrovati in modo fortuito, riportando alla luce interessanti decorazioni, diventate simbolo di un arte pittorica, ripresa da illustri artisti nei secoli a venire.

 

Ma procediamo con ordine….

I nuclei principali del Palazzo si trovavano sul Palatino e sul colle Oppio ed erano celebri per la sontuosa decorazione: stucchi, pitture e marmi colorati si aggiungevano a rivestimenti in oro e pietre preziose. L’enorme complesso comprendevabagni con acqua normale e sulfurea, diverse sale per banchetti, un enorme vestibolo che ospitava la statua colossale dell’Imperatore Nerone, nelle vesti del dio Sole.

Sono stati proprio gli ambienti destinati a feste e banchetti che furono rinvenuti per primi, in modo fortuito, alla fine del XV secolo, da un giovane romano che cadde accidentalmente in un crepaccio nel terreno sul lato del colle Oppio, ritrovandosi in una insolita grotta, circondata da antichi affreschi sulle pareti.

Gli affreschi scoperti incuriosirono ben presto i giovani artisti romani che si calarono sotto terra con grandi cestini di vimini per poter studiare questi dipinti alla luce di fiaccole e lumi.

Con grande sorpresa le opere si dimostrarono una rivelazione di quel che era il vero volto della pittura nell’antica città. Lo stile ricercato delle architetture, le scene mitologiche di animali immaginari in stile fiabesco, influenzarono grandi pittori come Pinturicchio, Raffaello, Michelangelo ed il Ghirlandaio.

Questi stessi artisti, appassionati di antichità,iniziarono a calarsi dall’alto in quelle “grotte sotterranee”, per copiare i motivi decorativi che proprio per la loro collocazione presero il nome di “grottesche”.

Oggi il termine di “pittura a grottesche” è ancora utilizzato per indicare un genere, diffuso soprattutto nel XVI secolo, che riprende, rielaborandoli e reinterpretandoli in maniera ludica e fantasiosa, i motivi della decorazione parietale romana, motivi che si ritrovano ad esempio in Castel S. Angelo o Palazzo Madama.

Il ritrovamento delle grottesche, mi ha appassionato molto in quanto associazione di quella idea di continuità tra passato e presente, l’arte intesa come anello di congiunzione, con i suoi simboli artistici reinterpretati e riproposti; un arte immortale reinventata e rivissuta nella visione più consona ai tempi.

Questo per me il valore che possiede l’arte e, lo stesso Nerone valorizzò il Suo Palazzo chiamando i migliori artisti dell’epoca, come il leggendario Fabullus, stravagante artista che pare dipingesse solo poche ore al giorno sempre vestito in toga, anche sulle impalcature, un pò se dipingesse oggi indossando giacca e cravatta!

Ultima emozione di questa splendida visita è stata la Domus Aurea Experience, un vero e proprio viaggio nel tempo, una bella esperienza virtuale del tutto nuova nel panorama delle tecnologie applicate ai beni culturali.

Indossando un apposito occhiale, ho potuto vivere una esperienza immersiva quanto realistica, riscoprendo la Domus come era un tempo e come lo stesso Nerone l’aveva concepita.

Il percorso con realtà virtuale, mira a cancellare ciò che fece Traiano con la sua occultazione della Domus attraverso la costruzione delle Terme, dandomi la possibilità di fruire un’esperienza “temporale e spaziale irripetibile”, cogliendo la vera essenza  di questo luogo.

Senza questa ulteriore esperienza tecnologica, non avrei mai potuto apprezzare totalmente, muovendomi nello spazio a 360 gradi, in un ambiente ricoperto di marmi colorati e affreschi, passeggiando nei giardini e negli ambienti dalle volte dorate, tentando di trovare l’Imperatore tra le sontuose sale.

Uno straordinario viaggio nel tempo e nello spazio che ha conferito ancora più lustro a questo controverso Imperatore considerato da molti un despota, da altri un grande esteta, che non si occupò molto dei problemi finanziari e militari dell’impero, ma trascorreva gran parte del suo tempo cimentandosi nella poesia, suonando la cetra e imponendo ai Senatori suoi giochi di Neronia, imitando le Olimpiade della grande Grecia. Tra i tanti aneddoti dell’antica Roma, tra i più noti c’è quello dell’incendio di Roma, che vede Nerone dilettarsi con la cetra mentre il fuoco distruggeva Roma. 

Lascia un commento

Pin It on Pinterest

Share This